souffle - alessandra giura longo
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Souffle

è una performance

nella quale sono esplorate tutte,

o quasi,

le possibilità musicali di un interprete.

Fare musica con tutto il corpo.

Con i gesti.

Con la voce.

Che può parlare, cantare, gridare

ridere, singhiozzare.

Con le parole.

Con il fiato,

le souffle,

manifestazione delle emozioni

più intime,

libero

o dentro gli strumenti,

che sono un prolungamento

del corpo stesso.

O ancora estenderne le possibilità, suonando altri strumenti o

moltiplicandoli in un gioco sonoro di specchi creato con l’aiuto della

tecnica.


Sono molti i compositori del XX secolo che hanno lavorato sulla tenue

frontiera fra musica e teatro, a volte con grande rigore nell’ esplorazione

del suono e delle sue estreme possibilità, altre utilizzando gli strumenti in

forme non convenzionali, ricorrendo a rumori; effetti, suoni indistinti e

confusi, perfino inventando nuovi suoni, creando gesti sonori che sono

espressione delle emozioni più diverse e che spesso suggeriscono una

teatralità virtuale dell’ esecuzione.

Così accade in Souffle di Goffredo Petrassi, in Flèxions I di Henry

Pousseur o nella Sequenza I (per flauto) di Luciano Berio, prima di una

lunga serie di brani virtuosistici dedicati ognuno ad un diverso strumento e

che lo stesso compositore definisce “teatro di gesti vocali e strumentali”,

accompagnati da “ombre di significati…associazioni e conflitti che essi

stessi suggeriscono”. E proprio nella Sequenza III che essendo dedicata

alla voce elimina qualsiasi astrazione strumentale, il teatro irrompe senza

mediazioni.

Così come in altri brani di alcuni fra i compositori più rappresentativi della

ricerca sugli scambi e la fusione fra musica e teatro. Ad esempio Georges

Aperghis, compositore greco attivo a Parigi, che scrive Récitations per

voce sola, chiedendo all’ interprete di essere più attrice che cantante,

usando in tutti i modi possibili l’espressività di quel “mobilissimo

strumento” (cit. da Castaldi) che è la voce; o la compositrice svizzera

Andrea von Ramm con la sua Atem Sonate, Sonata del Respiro, una

sonata ‘classica’ in 5 movimenti che utilizza il respiro come unico

materiale sonoro; o ancora Giacinto Scelsi che in CKCKC utilizza quasi

esclusivamente suoni di consonanti e chiede alla cantante di

accompagnarsi con un mandolino posato sulle ginocchia, precedentemente

accordato in un modo particolare.

Yori Aki Matsudaira invece, in Rhymes for Gazzelloni, fa suonare al

flautista anche strumenti a percussione, sparsi per il palco secondo
un percorso sonoro e fisico.

In altri casi ancora la motivazione della creazione musicale può derivare

da alcuni aspetti del lavoro di un musicista, come con grande ironia fa

Paolo Castaldi in Cardini 1973, caricatura di una delle pratiche più

antimusicali impartite nei nostri conservatori: il solfeggio parlato.

Vinko Globokar in ?Corporel  invece esplora il corpo del musicista stesso

inteso come strumento musicale da percuotere, accarezzare,

sfiorare...suonare in tutti i modi, mentre Steve Reich moltiplica lo

strumento per 11 chiedendo al flautista di pre-registrare 10 parti del brano

ed interagire dal vivo con la registrazione.

La musica è commentata da diapositive che visualizzano le partiture e i

testi dei brani, o immagini ad essi legate, mentre Vermont Counterpoint
di Steve Reich è accompagnato da un video realizzato da AGL insieme
a Valérie Bregaint.


AGL aggiunge costantemente brani tratti dalla letteratura contemporanea per flauto solo (ovvero per tutti gli strumenti della famiglia del flauto) e per voce sola alla performance Souffle che per ogni interpretazione viene adattata al luogo e all'occasione del concerto.

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sadali novembre 2011 - foto di laura farneti 
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sadali novembre 2011 - foto di laura farneti 
 

le souffle sous la peau - orangerie de cachan - per la mostra di valérie novello 2011 

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